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Mercoledì 18 gennaio 2012

MONTI, COME INDICATO DA NOI A NATALE,
E’ DAVVERO ANDATO AL MARE CON TUTTI E PROPRIO…
A SCHOLA
di Carmelo Maria Carlizzi


Su tv, siti internet, giornali e media d’ogni sorta da qualche giorno si parla giustamente solo della Costa Concordia adagiata, ancora non naufragata del tutto, la notte del 13 gennaio di fronte all’isola del Giglio, all’Argentario. E l’interesse è senza dubbio ben giustificato. Ma un’attenzione simile la si può forse paragonare per varie ragioni a quella dell’11 settembre 2001 con l’attentato alle Torri Gemelle di New York. Anche se fortunatamente con innumerevoli varianti ed esiti assai meno cruenti. Le valutazioni sull’evento sono di tutti i tipi, ma mi piace in particolare fare riferimento al blog di Paolo Franceschetti (www.paolofranceschetti.blogspot.com) dove subito si sono aperte le danze.
Venerdì 13 alle cinque del mattino ho sognato Gabriella, insieme ci tuffavamo da molto in alto e da un bordo imprecisato in un mare azzurro cupo e abbastanza calmo per dirigerci poi a nuoto oltre alcuni scogli vicini alla costa mentre, quasi a ripararci dal mare dopo aver appena raggiunto la terraferma, una barca con su alcuni marinai sfilava fermandosi tra noi e la costa stessa, dove quindi ci rilassavamo all’ombra e riparo di un ponte autostradale ripromettendoci soddisfatti di tornare in quel posto in vacanza per l’estate prossima. Il mare al momento del risveglio mi aveva ricordato quello di un bagno nel corso di un nostro brevissimo soggiorno a Sorrento, mentre i luoghi, la costa, gli scogli, l’atmosfera erano quelli delle nostre ferie estive sempre trascorse all’Argentario. Altri contenuti del sogno devo ancora tutti comprenderli.
Nella notte poi accadeva al largo del Giglio quanto tutti abbiamo potuto conoscere. Ma accostare l’evento della Costa Concordia a Gabriella mi ha consentito, in una sorta di sintonia con lei, di leggere questa circostanza diversamente dal coro dei media o anche di coordinare in un’unica visione fatti diversi già individuati dai diversi osservatori e dai frequentatori sul sito di Paolo.

La chiave di lettura quindi per me passa subito attraverso la persona del comandante Francesco Schettino di Meta di Sorrento e si basa sulle prime dichiarazioni che gli vengono attribuite e con le quali si è subito difeso, e cioè che gli scogli delle Scole, (o meglio scholae diciamo noi) non sono segnalate sulle carte nautiche. L’affermazione è talmente enorme in bocca ad un navigato comandante e di grado massimo, che secondo me è il punto di partenza di un’indagine profonda, tenendo ben presente che per essere da anni alla guida di un gigante di tal fatta Schettino non può che essere un esperto e circondato da esperti. Mentre il suo comportamento quella sera è stato di fatto quello di un asino e il punto d’impatto, lo scoglio, la Scola (o la schola), la piramide di granito tranciata e secondo lui sconosciuta, misteriosa, ignota, non segnalata, rappresentano il punto di arrivo, la “meta”, l’atto finale di quanto gli si è voluto far compiere. Cosa dice un bimbo o chi deve ragionare come un bimbo quando viene sorpreso a combinare qualcosa: “Non è vero, non è così, non sono stato io…”. Anche di fronte all’evidenza. Così si è difeso Schettino nell’immediatezza del disastro.
L’inchino al Giglio, come si è detto, è la spiegazione banale di un fatto diverso, di un ben altro inchino rispetto a quanto al giglio in tal caso si è tentato di far rappresentare. Solo che il diavolo, nella Nuova Era, e quindi anche questa volta, pur se continua a far pentole come è il suo mestiere, non può più e non sa più fare anche i coperchi. L’inchino, contrariamente alle intenzioni e in beffa dei sulfurei mandanti, anziché rivolto al Giglio, è avvenuto proprio sopra la statua del Cristo degli Abissi ricollocata tre anni fa proprio sotto il transatlantico reclinato sul lato destro. La piramide di granito anziché affondare la nave è stata da questa, dalla Concordia, tranciata di netto e portata via. La Concordia ha paradossalmente vinto anche se lasciando sul campo marino, decine di morti e la morte di se stessa, ma salvando altre migliaia di persone già offerte in sacrificio. La strage sacrificale questa volta non è riuscita per come era stata prefigurata. Le vittime comunque numerose, specie per il gruppo tedesco, non raggiungono per numero per nulla l’intento voluto, e sapete perché, proprio perché lo stesso comandante ha poi diretto la nave ancora solo sbandata e dopo aver gettato le ancore, per un residuo di lucidità o più probabilmente per un miracolo intervenuto sulla sua intelligenza e volontà, a ridosso dell’isola, là dove, appoggiandosi sul basso fondale pur continuando rapidamente a inclinarsi sino a 90°, ha consentito sicuramente quanto in mare aperto e cioè là dove era avvenuto l’impatto, non sarebbe stato possibile. Perché soltanto fermando la nave questa sarebbe probabilmente rapidamente affondata e sicuramente oggi conteremmo un numero di vittime sterminato, un disastro ambientale già in atto e il successo della tragedia da qualcuno “misteriosamente” voluta e congegnata.
Mentre grazie a Dio la speranza verso la concordia, europea e mondiale, è ancora lì, accanto alle braccia spalancate di Cristo. E se la nave dovesse comunque affondare ormai quanto meno il ruolo principale di salvezza per i passeggeri si è ben esplicato.

L’intontimento visibile del comandante, il ritardo gravissimo di tutte le segnalazioni e le disposizioni per il salvataggio dei passeggeri, le sciocchezze senza senso proferite quando era sulla nave e poi da terra nell’incredibile telefonata con il comandante De Falco della capitaneria di Livorno, ma anche l’immagine di lui inebetito sulla terraferma a osservare il disastro, fanno tutte ben intuire l’azione del comando a distanza e la sua cessazione con lo schianto. E quindi il lento ritorno alla coscienza autonoma e alla percezione del disastro enorme combinato alla nave, ai passeggeri, a se stesso, costituiscono tutti elementi di attenta riflessione. Alle 20 di ieri 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio, il santo del giglio, i morti accertati erano 11 e 22 i dispersi, per complessivi 33. Numeri tutti significativi anche se davvero ci auguriamo che diminuiscano presto grazie all’ininterrotto tentativo dei sommozzatori di individuare superstiti.
L’attacco all’Europa e all’euro predisposto da chi ha lasciato tracce abbondanti, ma che diverranno presto evidenti, non è riuscito nella qualità e nella misura desiderata. E’ stato però portato a fondo un attacco all’Italia, in questo momento al centro delle attenzioni della finanza mondiale, indicata prima come responsabile e poi, assai curiosamente, come strumento di salvezza della finanza mondiale. Il tutto alla vigilia del vertice fissato a Roma da Monti, Merkel e Sarkozy. I tredici ponti dedicati alle tredici maggiori nazioni europee dell’area euro, il nome della nave, i passeggeri in prevalenza europei, ma con un folto gruppo di americani perché, come per l’11 settembre e oggi con il 13 gennaio, indicano che le ragioni profonde del disastro sono talmente “elevate” da andare ben oltre gli interessi strettamente nazionali. E ha prodotto intanto, anche se sono state addotte ragioni varie, il rinvio dello stesso vertice che, mentre avrebbe dato prestigio a Monti e all’Italia consolidando la guida e le scelte dell’Europa, ha inferto invece un colpo basso al prestigio italiano improvvisamente con Monti troppo emergente sul mare. Proprio come una Scola.
Ma, ripeto, la Concordia la Scola l’ha tranciata e strappata via.



Descrizione immagini (dall'alto verso il basso):

- il plastico della Concordia studiato dai soccorritori (foto ansa/repubblica)

- la statua del Cristo degli Abissi posta in prossimità del porto del Giglio

- la statua ritrovata di S. Francesco di Paola riposizionata in mare dinanzi a Paola

- la Costa Concordia appoggiata sul fondale al Giglio


 

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