Una finestra nuova, per tutti, aperta sulla strada, sul mondo, ... lontana dai poteri, vicina alla gente, ... curiosa, rispettosa, amica, ... aperta allo scambio, alla battuta, al saluto, alla discussione, alla polemica, ...incline alla pace, ... ansiosa di verità, ...anche provocatoria se necessario, ... puntuale, ... intrigante, ... attesa, ............

 

lunedì 20 ottobre 2014

IL PATTO DI SANGUE DEL ’92 E' GIUNTO ALLA SCADENZA, ORA OCCORRE RINNOVARLO OPPURE … CONTESTARLO.
Le ragioni per cui il nostro Paese nonostante il cambio di marcia impresso con incisività da Matteo Renzi è di fatto al palo. Né si avvertono segnali di ripresa d’alcun genere al di là delle belle parole e delle ottime intenzioni del presidente del Consiglio

di Carmelo Maria Carlizzi

Matteo Renzi, che pur tanti consensi ha ottenuto dal Paese, così come mai è avvenuto dal dopoguerra ad oggi attorno ad una sola persona, si trova in realtà a dover superare una quantità di ostacoli posti non tanto dalle circostanze, ma proprio da quanti dovrebbero invece consigliarlo e sostenerlo poiché con la base elettorale di cui dispone si potrebbero davvero realizzare molti programmi e conseguire obiettivi assai ambiziosi. E quindi tutto ciò di cui il Paese ha urgente bisogno
Ma allora perché la sua azione stenta a decollare, perché da mesi non fa che passare dalla declamazione delle riforme istituzionali a quella del lavoro, dalla conclamata defiscalizzazione alla promessa di posti di lavoro, dalla riforma della legge elettorale a quella della burocrazia. E mentre pare muoversi a tutto campo coinvolgendo l'interesse della gente, di fatto risulta paralizzato nella sua azione e, dovendo necessariamente sbloccarsi e riproporsi di fronte all'opinione pubblica, ogni volta è costretto a rilanciare con una nuova iniziativa.
Pur essendo leader del partito di sinistra storica, i suoi maggiori oppositori e critici sono molti compagni del suo partito e anche i sindacati, specie la Cgil. Proprio quelli che dovrebbero semmai incalzarlo a fare con spirito sinceramente costruttivo e non bloccarlo e criticarlo per principio, per sospetto e talvolta anche per invidia. Hanno a disposizione un capiente autobus snodato per raggiungere molte destinazioni, ma decidono a priori di non volerci salire, sospettosi che l'autista li porti allo scatafascio.
Eppure Matteo continua ad essere in testa ai sondaggi segno che la gente, almeno quella che soffre la disoccupazione, la perdita del posto di lavoro, la cassa integrazione, la diminuzione continua del valore dei salari, l'assenza di prospettive di lavoro, l'avvicinarsi di tempi di indigenza, la fine dei risparmi, eccetera, tutta questa gente osserva in lui energia, volontà, temperamento, idee, combattività, perseveranza, speranza. Tutta questa gente continua a vedere in lui un pifferaio credibile su cui scommettere.
E così in questa che ormai sembra una vera palude il giovane Matteo avanza faticosamente tirandosi dietro il suo 41%, arranca, ma deve muoversi comunque, deve, perché comunque occupa quel posto e tutti lo osservano per capire che tipo di fenomeno è questo Renzi. Così in Europa, così negli Usa, e così ovunque vada a rappresentarci.

Nel suo partito, ma nella sinistra in genere, sia quella parlamentare che dei cervelli, molti non gli perdonano la sua indubbia spregiudicatezza nei rapporti con Berlusconi, e per alcuni aspetti li si può anche capire, ma si deve pure ricordare che settant'anni fa, prima, durante e dopo la guerra, De Gasperi e Togliatti, anche loro acqua santa e diavolo, patteggiavano di continuo la riedificazione del Paese, dalla Costituzione ai diritti dei lavoratori, dall'istruzione alle pensioni, e questo benché sia Togliatti che De Gasperi fossero sostenuti da poderosi apparati di partito e da poteri nazionali e internazionali allora davvero fortissimi, e del tutto fra loro agli antipodi, così come lo erano i contendenti della guerra fredda, Usa e Urss. Ma attualmente in Italia non siamo forse in una situazione analoga a quella di allora? E non da anteguerra o da dopoguerra, bensì da guerra in corso anche se per ora d'altro genere.
Molti risponderanno che Togliatti e De Gasperi erano gente di ben altra tempra e statura. E’ certamente vero, ma oggi in Italia questo passa il convento. Ma a chi ancora Matteo Renzi poteva in alternativa chiedere un efficace sostegno parlamentare indispensabile per le indispensabili riforme, visto che l'attore Grillo e il suo mentore Casaleggio hanno negato decisamente e prima di lui a Bersani ogni collaborazione? Loro onestamente ci avevano provato, ma quelli delle 5 Stelle li hanno ripetutamente irrisi di fronte a tutto il Paese. E continuano a farlo. Poi sulle ragioni di questo comportamento del nauta-aspirante dittatore genovese i complottisti potranno sbizzarrirsi per comprenderne l'origine.

Un Paese duro da guidare il nostro, ma ancor più duro da riformare. Alla burocrazia non si può limitare il potere gestionale né abbassare stipendi e prebende ossia i cosiddetti benefit, men che meno abbassare i superstipendi dei superburocrati. Alle banche e a quanti ne emulano il comportamento non si può togliere il diritto agli interessi e quello degli interessi sugli interessi, nonché il diritto ad esercitare sempre e comunque, ed a qualsiasi costo il recupero del credito. Alle diverse magistrature non si può intaccare il principio della loro indipendenza, dell'autorevolezza e del loro splendido isolamento. Ai politici è difficilissimo far digerire riduzioni di emolumenti e privilegi. Alla criminalità organizzata non si può negare il riconoscimento e il merito di concorrere in misura importante alla formazione del Pil… Cosa? Concorrere alla formazione del Pil, abbiamo sentito bene?! Proprio così e proprio a parlare della criminalità organizzata volevo oggi qui arrivare, affermando subito che non bisogna scandalizzarsi di questa novità perché altrove, in Europa e nel mondo, il Pil da tempo vede la partecipazione in vario modo di prostituzione, gioco d'azzardo, usura, droga, corruzione... cioè di quanto fa parte della immensa cupola sotto la quale si ritrovano tutti i giorni il fior fiore dei parassiti che suggono, indisturbati, il sangue vivo degli italiani.
L'Istat, la Corte dei Conti, la Corte di Cassazione, la Guardia di Finanza, tutti concordano nell'affermare che i diversi proventi della criminalità rappresentano una percentuale pari ad almeno il 10 % del Prodotto interno lordo e quindi è evidente che l'Agenzia delle Entrate voglia mettere le mani su questa montagna di denaro... per il bene del Paese naturalmente!
Sì “è giusto adeguarsi all’Europa”, e pertanto su questa scia di ragionamento si commentava in un programma di opinione delle 20 nei giorni scorsi alla radio nazionale e si aggiungeva che "se lo sfruttamento della prostituzione e le altre attività illecite debbono pagare le tasse è giusto che vengano legittimate...". Non fa una piega! Se vuoi i soldi di Totò Riina – per citare solo un campione significativo – di conseguenza lo devi legittimare, poiché tutto quello che è sotto la cupola alla fine della fiera comunque va a far capo a lui.

Da qualche mese abbiamo commemorato, con commozione o retorica a seconda dei casi, ancora una volta le stragi simbolo della lotta alle mafie e cioè quelle della coppia di magistrati Falcone e Borsellino, dopo un numero di anni già trascorsi (1992-2014) e indicativo in tema di stragi. E di patti, poiché allora si parlò sin da subito di patto Stato-Mafia, così come se ne continua esplicitamente a parlare e ininterrottamente da 22 anni. Il tempo esatto della decadenza morale, civile ed economica del nostro Paese. Ne parlò allora (1992) anche Gabriella nel suo saggio "Il volo del Falco".
Qui è la ragione che forse sbloccherà finalmente la situazione per il nostro Matteo: il rinnovo di quel patto di sangue di cui tutti parlano da oltre due decenni anche nei tribunali e sui giornali, ma che non si vuole ufficialmente riconoscere come avvenuto. Motivo per cui ecco che Riina per amore di verità ha avuto l'ardire di chiedere di voler presenziare al Quirinale durante l'interrogatorio di Napolitano da parte del tribunale di Palermo.
E quale prova maggiore poteva esserci di questo patto, allorché si risponde al Capo dei capi che non è possibile il suo ingresso al Quirinale articolando complesse ragioni giuridiche. Quando il mondo era mondo (nel senso di pulito) un pluriassassino non si sarebbe nemmeno azzardato a pensare una possibilità del genere, e così anche i suoi avvocati, ma ancor più i magistrati competenti a decidere e senza ricorrere ad alcuna motivazione giuridica, poiché un tempo dominava l’etica. Ma oggi tutto è purtroppo invece possibile e discutibile, a causa del patto allora stipulato.
Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, ci spiega che la 'ndrangheta, tanto per fare solo un esempio curioso, il denaro nelle sue transazioni più importanti lo conta a peso, poiché non c'è tempo di stare a sfogliare le banconote nemmeno con le macchinette, perché se oggi c'è da intervenire tempestivamente sulla borsa di Londra o di New York per far salire o scendere dei titoli del nostro Stato o di un altro non c'è mica il tempo di stare a contare le banconote nella quantità necessaria, così come se si deve far salire o scendere lo spreed italiano per fare un favore a un politico o per decidere la fortuna o la caduta di un governo... si fa come fece Brenno, si pesa l’oro e se occorre si getta la spada sul piatto della bilancia per fare buon peso e vediamo se c'è un Marco Furio Camillo che ha l’ardire di opporsi per impedire il sacco del Paese da parte dei barbari.

In buona sostanza, la partecipazione della criminalità organizzata al "risanamento" dell'economia nazionale ha ovviamente un prezzo di cui solo un nuovo patto stipulato dinanzi a un notaio può stabilirne la durata, l'entità e le modalità. La criminalità e certa massoneria, quando bisogna operare per il bene del Paese ragionano e sigillano i patti … col sangue, a pena di nullità. Infatti l’avvocato Luca Cianferoni di Riina avverte minaccioso che quella che si terrà al Quirinale “è un’udienza come le altre, la corte europea per i diritti dell’uomo ha ribadito più volte che la partecipazione alle udienze è un diritto assoluto dell’imputato, pena la nullità dell’intero processo”.
Ma di chi sarà questa volta il sangue, di quali vittime prescelte? Non certo di coppiette, o di prostitute o di qualche poveraccio impiccato alle maniglie delle porte. Data l'eccezionalità dell'evento che si ripropone qui occorreranno vittime sacrificali di qualità particolarmente simboliche e rappresentative degli interessi delle parti.
La criminalità organizzata che 22 anni orsono già fortissima iniziò la sua poderosa ascesa direttamente ai vertici delle istituzioni allora patteggiò, a dire degli apparati inquirenti, l'uccisione simbolica dei due magistrati e di otto poliziotti oltre a Francesca Morvillo, che costituisce il sigillo notarile storico impresso sul loro sangue per il patto che venne immediatamente trascritto negli annali della storia d’Italia. Oltre naturalmente al sangue di quanti altri caddero nei numerosi attentati, stragi e tentate stragi di Roma, Firenze e Milano del ’92 e ’93 attribuiti allo stesso filone.

E quindi per tornare al giovane Matteo cosa si trova oggi a dover gestire? Semplice, il nuovo patto! Quello del Nazareno al confronto con tutti i reconditi significati e misteri di questo rinnovo è poca cosa. Anche se la sua città, Firenze, congiunge il suo cognome, Renzi, a Forza Italia e si potrebbe malignare che ne è quanto meno un capitolo simbolicamente importante.
Magari tutto questo che sin qui si è detto è solo frutto di una analisi proposta con metodi devianti e complottistici. Lo vorrei davvero, e più di me lo vorrebbe Gabriella che pur l'ha ispirata con le sue ricerche e le sue storiche denunce per vent’anni presso Caselli, Ingroia, Boccassini… Mignini... denunce che si fa di tutto per dimenticarle.
E che farà il nostro boy scout educato alla morale cristiana, senza essere Andreotti e benché sia vezzeggiato da Berlusconi? Cederà facendo finta di non vedere quando chi di dovere porgerà, a lui e ad altre autorità dello Stato, l'amaro calice contenente la pozione da mandar giù per l'aiuto della criminalità organizzata pagandolo nei termini che saranno concordati e quindi al momento della stipula, al prezzo delle vittime sacrificali prescelte? Oppure Renzi si girerà sdegnosamente dall'altra parte scansando il calice e rivendicando l'appartenenza ad un Paese che, come spesso lui giustamente proclama, per secoli ha insegnato civiltà e vorrebbe che da subito insegnasse anche etica?

Con l'accettazione del patto e dell'ostia sanguinosa in esso contenuta invece il Paese conoscerebbe di certo per brevissimo tempo un'apparente ripresa, quindi subito dopo un altro ventennio di ulteriore schiavitù ancora più degradante di quello appena trascorso, di sottomissione agli usurai delle banche del sangue e della vita di tutti noi, un nuovo ventennio di barbarie e di decadenza. Stando ai dati aggiornati del 2013, la criminalità organizzata costituisce la maggiore azienda italiana rappresentando il 10% del Pil (ma altre stime superano il 10%) con un fatturato di 170 miliardi di euro http://www.repubblica.it/cronaca/2014/01/30/news/economia_criminalita_organizzata-77256734/ e secondo Adn Kronos con dati aggiornati a marzo di quest’anno http://www1.adnkronos.com/IGN/Speciali/Beni_Confiscati/La-criminalita-organizzata-e-la-piu-grande-azienda-italiana-rappresenta-il-7-del-Pil_313122329695.html la criminalità incassa un utile, su una maggiore cifra di fatturato, pari a 104 miliardi di euro di cui 65 in contanti.
Renzi quindi porta in giro per il mondo e propone sui tavoli che contano, fra le migliori eccellenze italiane, di conseguenza anche questa azienda, che come il parmesan ci viene da più parti invidiata e imitata. Da molti osservatori ormai si afferma magari con disprezzo che "ci salverà la mafia" con il suo ricco paniere nel quale sono presenti droga, prostituzione, gioco d'azzardo, usura, contrabbando... e perché no di questo passo a breve saranno inseriti anche traffico di organi, pedofilia e compagnia cantando.

Una bella responsabilità per un giovane men che quarantenne come Matteo Renzi. Un bel carico gli sta mantenendo sulle spalle Giorgio Napolitano. Come reagirà questo ragazzo tanto sfottuto da Grillo, Crozza e spesso anche da Scalfari? Accetterà docilmente per … amor di patria o si ribellerà, scrollandosi di dosso questo sanguinoso fardello e guardando con sfida negli occhi quei poteri che gli stanno facendo intravedere la possibilità della ripresa “a patto” che accetti di imbarcare nella sua azione Riina e quanti con lui vogliono entrare al Quirinale?
Un riferimento altissimo c'è stato quando Papa Francesco il 21 giugno scoro ha scomunicato sulla Piana di Sibari la mafia accusandola di "adorazione del male e disprezzo del bene comune" e di qui discende un suggerimento autorevole anche per Renzi.
Un altro esempio è in corso, e mi riferisco alle dimissioni del giudice Enrico Tranfa presidente della II Corte d'Appello che a Milano ha appena assolto Silvio Berlusconi nel processo Ruby, dimissioni rassegnate da lui subito dopo la lettura della sentenza.
E' chiaro che la montagna di denaro contante che la criminalità organizzata ogni giorno pone sul piatto della bilancia e la rete micidiale da cui esso scaturisce possono determinare la stabilità o la caduta di qualsiasi governo, ma il presidente Renzi a quello di altri vent'anni di stenti, di decadenza e di corruzione può ancora prediligere un uguale periodo di civiltà e di vera ricostruzione, prima morale e poi economica.
Non sono più i tempi di Andreotti o di Craxi in cui si poteva in qualche modo ancora fingere di non vedere e barcamenarsi, la gente ha imparato a leggere negli avvenimenti, ora la scelta di campo sarà per forza di cose evidente e, se ci sarà il rinnovo del patto o il suo rigetto, lo si riconoscerà dal sangue e dalla qualità delle vittime eventualmente prescelte.

Descrizione immagini (dall'alto verso il basso)

- il presidente del Consiglio Matteo Renzi
- l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
- il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
- il Capo dei capi Totò Riina

Lasciate i vostri commenti

Invia un commento

0
I vostri commenti sono sottoposti al controllo dell'editoria.
  • Nessun commento